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UOMINI CHE SPARISCONO, QUANDO LA COPPIA NON ESISTE PIU’

uomini-che-scappanoDonna, 45 anni. Divorziata, due figli. Geolocalizzazione: piccolo paesino di provincia, Italia meridionale. Segni particolari: in carne. Livello di autostima: bassissimo.
Tutti elementi a sfavore, se ragioniamo in termini di standard convenzionali.
Chiariamo subito una cosa: chi scrive avrebbe, in teoria – e volendo razionalizzare – una serie di caratteristiche peculiari che dovrebbero rappresentare valore aggiunto, nel gioco delle parti di una relazione stabile.
Purtroppo, però, questa (la relazione stabile, intendo!) nonostante frequentazioni e tentativi vari, non si concretizza, e quindi negli anni ho elaborato una mia teoria sui soggetti di sesso maschile, e nella fattispecie su quelli appassionati di magia. Stiamo parlando degli uomini che spariscono.
Lungi da me il cercare motivazioni socio-psicologiche. Troppo complicato, e non ne avrei le competenze.
La mia teoria è pragmaticamente empirica, elaborata su varie categorie di uomini che sistematicamente ho incontrato e sono poi spariti senza lasciare tracce, se non sulla mia autostima già bassa.
I soggetti presi in considerazione vanno dai 35 ai 55 anni. Un range di vent’anni che racchiude, ovviamente, sottocategorie che potrebbero essere indicate con S (single), S1 (sposati), S2 (separati), V (vedovi). Non si salva nessuno, in pratica.
Si trovano normalmente in tutte le chat di incontri, con dei nick che dovrebbero già essere causa ed effetto della sparizione – dall’altra parte del monitor – di chi va a visitare i profili. Ma non dimentichiamoci la premessa iniziale, la bassa autostima, per cui la femmina della specie (io, ma tante come me) ostinatamente entra a visitare il profilo e inizia una conversazione virtuale con il maschio alfa, spesso analfabeta.
Ma congiuntivi sbagliati, e punteggiatura usata come optional, non fungono da deterrente, per cui la femmina della specie opta per il passo successivo, e rivela il numero di cellulare al maschio alfa.
Bypassiamo le conversazioni iniziali, che hanno la stessa funzione dell’annusamento fra specie, e giungiamo al momento in cui i soggetti compiono i passi decisivi: incontrarsi e iniziare una frequentazione. Nel corso della citata frequentazione, il maschio si racconta. Chissà perché, pensando di raccontare episodi e particolari strettamente personali e in quanto tali unici, il maschio alfa invece rientra SEMPRE in clichè classici: categoria S – arrivato fino alle porte della chiesa, e poi lasciato, S1 – la moglie non lo capisce e dormono in camere separate, S2 – la ex moglie martella per un aumento degli alimenti e non gli lascia vedere i figli, V – la moglie era una santa, paceallanimasua, e se la sogna tutte le notti.
Ma nonostante le categorie e i racconti, in una serie di corsi e ricorsi storici, si ripetano, la femmina della specie, presa dal raptus della crocerossina, spera e si immola in virtù di un “io ti salverò” che giustifica, sempre e comunque, lacune, omissioni e mancanze, anche gravissime.
I suddetti maschi alfa, dopo il raggiungimento del loro obbiettivo primario (l’accoppiamento senza scopo di riproduzione), spesso spariscono, dissolvendosi nel nulla, lasciando la femmina della specie a interrogarsi sui perché, colpevolizzandosi e inferendo colpi mortali ad un’autostima bassissima come già dichiarato nell’incipit.
Per fortuna esistono femmine della specie che riescono IMMEDIATAMENTE a dare la giusta collocazione ai magheggi dei maschi alfa, senza avvilirsi per responsabilità che oggettivamente non si hanno (se tralasciamo quella di aver iniziato una conoscenza, cosa che in un mondo parallelo sarebbe pure potuta andare a buon fine).
Il problema più grande, quando si è avuto a che fare con un uomo che sparisce, è l’altissimo rischio che, prima o poi, questi maschi alfa ritornino.
Femmine della specie che vi siete riconosciute in quanto sopra, il messaggio deve essere univoco: utilizziamo i vuoti di palcoscenico, fra fumo ed effetti speciali, per prepararci all’eventuale ritorno del mago, o ad apparizioni di altri come lui. I soggetti predisposti alle sparizioni sono facilmente individuabili, se si prescinde da coinvolgimenti emotivi o epidermici. Le categorie sono ben caratterizzate e basta un Bignami di psicologia spicciola, da consultare in rigoroso ordine alfabetico.
L’unica soluzione, se di soluzioni possiamo parlare, è lavorare sull’autostima: solo imparare a pretendere rispetto, presenza, reciprocità di intenti ci può salvare. Gli uomini vanno e vengono, nella vita di una donna.
L’importante è che imparino a salutare quando decidono di farlo.